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Gli ETF, Exchange Traded Fund, sono fondi comuni aperti aventi la flessibilità di essere scambiati come azioni in qualsiasi momento, e che tendono a replicare l'andamento di un indice di mercato, ossia il relativo benchmark. Tale risultato è ottenuto costituendo l'ETF con gli stessi titoli, e con le stesse proporzioni, del benchmark corrispondente. Il discostamento dello strumento finanziario dall'indice di riferimento è dato dal cosiddetto tracking error.

Risultano pertanto strumenti finanziari particolarmente vantaggiosi, in quanto come i fondi permettono di detenere un paniere diversificato di titoli con un unica transazione, e come le azioni ne permettono la compravendita in qualsiasi momento e al noto prezzo di mercato.
Si osservi che la replica del benchmark comporta, a differenza dei fondi, che il gestore non contribuisce con la sua eventuale abilità a dare valore aggiunto al portafoglio. Come conseguenza i costi di gestione, rispetto ai fondi, sono nettamente inferiori, mediamente dell'ordine dello 0,20 - 0,90 % dell'investimento, e tra l'altro con base giornaliera. Ciò significa che il costo di gestione è corrisposto solo per il numero di giorni in cui si detiene l'ETF ed è già incluso nel prezzo di vendita.

Ai costi di gestione ridotti si affiancano costi nulli di sottoscrizione, disinvestimento e performance. D'altra parte, essendo gli ETF soggetti a compravendita, sono caratterizzati dallo spread Denaro - Lettera. In effetti il prezzo lettera risulta maggiore del prezzo di mercato a sua volta maggiore del prezzo denaro. Il prezzo lettera è quanto chiede chi vuole vendere il titolo, il prezzo denaro è quanto è disposto a pagare chi vuole acquistare il titolo. Evidentemente più il titolo è liquido, ovvero maggiore è il numero di acquirenti e venditori, minore è lo spread, cioè la differenza tra prezzo lettera e prezzo denaro.

Inoltre, come tutti i titoli scambiati sul mercato sono soggetti a commissioni per ordine di acquisto e vendita, normalmente tale commissione per operazioni online è molto ridotto, dell'ordine dello 0,20 % con un fissato minimo e massimo, ad esempio 5 e 20 euro.

Si noti che la singola quota di un ETF è caratterizzata da un prezzo di mercato, che dipende dalle condizioni di domanda e offerta dello stesso, tale prezzo tende a convergere verso il NAV, ossia il valore della quota medesima. Il profitto complessivo è pari al numero di quote acquistate moltiplicate per la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto. Il profitto, cosiddetto da capitale, interessa la differenza del NAV, piuttosto del prezzo.

Gli ETF replicano l'indice di riferimento, pertanto si apprezzano e si deprezzano conformemente all'indice medesimo. I fondi comuni di investimento invece, portando in conto anche la componente abilità del gestore, possono offrire migliori rendimenti quando l'indice si apprezza, e minori perdite quando l'indice si deprezza. A tal riguardo i fondi comuni sono, a contrario degli ETF, strumenti attivi, nel senso che mirano, e non è detto ovviamente che ci riescono, a risultati migliori dell'indice di riferimento. Gli ETF sono invece strumenti passivi, hanno cioè l'obiettivo di clonare l'andamento dell'indice di mercato corrispondente, situazione  probabile per il fatto che il paniere dello strumento, rispetto all'indice, ha gli stessi titoli con egual peso.

Un ETF può essere armonizzato alle normative europee oppure non esserlo, fare riferimento a tal riguardo al prospetto informativo. In genere tutti gli ETF extra - UE sono non armonizzati, tutti gli ETF scambiati nella borsa italiana sono invece armonizzati. Gli ETF armonizzati godono, in particolare di regime fiscale più favorevole, nel caso di gestione fiscale amministrata dalla banca vale la tabella riassuntiva sottostante. Le minusvalenze vanno a compensare le plusvalenze solo se le prime sono realizzate antecedentemente le seconde.

TIPO DI ETF / REDDITO

DA CAPITALE 

DIVERSO

quote*(NAV2-NAV1) quote*((P2-P1)-(NAV2-NAV1))

ARMONIZZATO

A

NON ARMONIZZATO

B

A

A: Imposta sostitutiva del 12,5% pagata dalla banca. Non occorre il riporto nella dichiarazione dei redditi.
B: Ritenuta di acconto del 12,5 % pagata dalla banca. Occorre il riporto nella dichiarazione dei redditi per il pagamento dell'IRPEF spettante, detratta la ritenuta di acconto, già pagata.

P2: Prezzo della quota alla vendita, P1: Prezzo della quota all'acquisto, NAV2: valore della quota alla vendita, NAV1: valore della quota all'acquisto.

Gli ETF in Italia sono quotati sul mercato ETF PLUS, suddiviso in tre segmenti a,b,c; rispettivamente quello dei comuni ETF, quello degli ETF strutturati, quello dei cosiddetti ETC, ossia ETF il cui indice di riferimento è legato direttamente, oppure indirettamente, alle materie prime, come ad esempio i metalli.


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